IL NARRATORE E IL PUNTO DI VISTA

Quando si guarda un gran premio di F1 ci si entusiasma per il sorpasso che il nostro pilota favorito ha compiuto, per il suo micidiale giro veloce o per la vittoria schiacciante che ha riportato. Nessuno si fa prendere dall’emozione per le corrette scelte di sut-up. Avete mai sentito qualche appassionato di motori esclamare “Ah, che delizioso carico aerodinamico!” o “che magnifica regolazione dell’impianto frenante!”? No, vero?
Tuttavia il nostro pilota ha vinto grazie soprattutto al buon set-up della macchina. Allo stesso modo, non sentirete mai un critico letterario elogiare un romanzo per la scelta del punto di vista, ma se il punto di vista che ha scelto l’autore mal si adatta al testo… non ci saranno elogi neppure per trama e personaggi (se il pilota e il suo staff avessero montato cingoli al posto delle gomme difficilmente potrebbero ambire alla vittoria del gran premio o al giro veloce).

PRIMA PERSONA:
Uno dei personaggi (di solito il protagonista) racconta ciò che gli è accaduto utilizzando la persona “io”.
Es: (io) sono un uomo nervoso, è vero. Ma perché (voi) mi pretendete che sia pazzo? La malattia ha acuito i miei sensi, ma non li ha distrutti. L’udito, in particolar modo, avevo finissimo, e tutto ho sentito del cielo e della terra. E molto pure dell’inferno. Com’è, dunque, che sarei pazzo? State attenti! Osservate con quanta lucidità e con quanta calma saprò raccontarvi l’intera storia.
Il Cuore Rivelatore- E.A.Poe.

Il punto di vista in prima persona dà immediatezza alla storia e permette una maggiore caratterizzazione del personaggio. Non solo: è il personaggio stesso che parla, e può rivolgersi direttamente al lettore per spiegarsi meglio, per convincerlo di qualche cosa, per scusarsi… per farselo amico. E le vicende accadute agli amici interessano parecchio ;o) .
Tuttavia narrare in prima persona ha anche dei lati negativi: il personaggio può raccontare solo quello che conosce ed è più difficile costruire dei subplot. Mi spiego meglio: se il personaggio che racconta è in salotto, può dire quello che accade nella detta stanza, ma non quello che succede al piano di sopra (se non per mezzo di espedienti e con grande difficoltà). In più, il linguaggio è limitato alla cultura del personaggio narrante: ad esempio, se questi è, come nel libro Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon, un bambino con disturbi mentali, è da escludere l’utilizzo di termini colti e super metafore.

SECONDA PERSONA:
Il punto di vista in seconda persona deve essere inteso, di norma, come un punto di vista in prima persona... taroccato. E’ come se il personaggio si guardasse allo specchio e riflettesse tra sé (utilizzando la persona “tu”) .

Es: (Tu) Te ne stavi seduto s’un divano sconosciuto, la cui stoffa un tempo bianca era ora ingiallita dal tempo e dalla luce debole della lampadina che pendeva tristemente dal soffitto, come impiccata dai fili elettrici scoperti.
Guardavi la Tv, ma il gatto Tom oggi ti sembrava un estraneo. Un estraneo in casa di estranei e non ti faceva ridere. Fissavi quella scatola nera, dallo schermo minuscolo, come da un'altra dimensione.
Tom il gatto oggi non è un granchè – un mio raccontino… non ho trovato altro materiale utilizzabile.

Qui, come detto, è il personaggio che riflette su ciò che gli è capitato.
Sicuramente questo punto di vista aumenta l’originalità del testo, ma è molto difficile da gestire e, se possibile, ha ancora più limitazioni rispetto alla prima persona. Proprio perché non facile da usare, è più indicato per forme di narrativa breve (racconti) che per romanzi.

TERZA PERSONA:
Chi racconta la storia si riferisce ai personaggi con lui/lei/loro. Il narratore può essere un personaggio che racconta ciò che vede (ad esempio potrebbe essere il personaggio C che racconta il litigio tra A e B avvenuto sotto i suoi occhi), ma più spesso è onnisciente. Cosa è un narratore onnisciente? E’ una voce al di fuori degli eventi che conosce tutto di tutti i personaggi (pensieri compresi), una spece di dio del nostro romanzo che guarda gli eventi dall’alto e li racconta al lettore. Avete mai sentito parlare de I promessi sposi?... be’, lì il narratore è onnisciente:

“Grazie,” disse Renzo “venivo solamente per dire una parolina a Tonio; e se vuoi, Tonio, per non disturbare le tue donne, possiamo andar a desinare all’osteria e lì parleremo”.
La proposta fu per Tonio tanto più gradita, quanto meno aspettata; e le donne, e anche i bimbi (giacché, su questa materia, principian presto a ragionare) non videro mal volentieri che si sottrasse alla polenta un concorrente, e il più formidabile.
I promessi sposi – A. Manzoni.

I vantaggi principali di questo punto di vista sono due: per lo scrittore è più facile lavorare sul linguaggio, inoltre, costruire subplot non è difficile come per la prima persona. Lo svantaggio è rappresentato dalla maggiore distanza tra il lettore e i personaggi.

ALTRO DA SAPERE SUL PUNTO DI VISTA:

Normalmente gi eventi di un romanzo vengono raccontati da un’unica voce, tuttavia è possibile far raccontare la storia da più voci: Paulo Coelho in La strega di Portobello divide il romanzo in capitoli e ogni capitolo è raccontato da una persona diversa. In questo caso si parla di narratore multiplo.

Il punto di vista, all’interno del romanzo, può essere cambiato di volta in volta… ma mai nel mezzo della scena, altrimenti la chiarezza andrebbe a farsi benedire.

Commenti

  1. NARRARE
    …tutto ciò che nasce è il pensiero di essere uno scrittore
    e sorprendersi di sera quando…


    Narrare…
    Che affare è per me?
    E che fare di un’immortale dimora
    Dove Noè
    Orchestrava agli angeli della compagnia.
    Narrare…
    Che segreto possiede per me?
    E che fare col cuore di questo mio cuore
    Dove in ogni pretesto
    Quello che conta è turbare il silenzio
    Calpestato ed arginato.

    Restare a parlare ai racconti
    E di quei tre ricavi
    Tiranni
    Come gli inganni delle promesse mie.

    Narrare…
    Che avvenimento è l’assassinio?
    E l’acqua sul fuoco è prigionia
    Dove l’esilio è l’ordine di un popolo
    E di quei piccoli pipistrelli
    Che volano su onde intercettate.

    Restare a parlare ai racconti
    E di quei tre ricavi
    Affossati
    Per proteggerli dai colpi dell’inverno.

    Narrare…
    È esplorare il tuo scritto raffinato
    Per insegnarci
    Che la storia non è mai
    Prematura ma matura.

    Giù la preda dalle statue!
    I monumenti piangono per noi
    E crepano
    Di noi mostri distruttori
    Carnefici della nostra venuta e allora?
    Narrare…
    Che affare è per me?
    Quale albero sarò nel mio destino già chinato?

    Restare a parlare ai racconti
    E di quei tre ricavi
    Inviati
    Alla stesura e nella fine di ricominciare il peccato.

    Narrare...
    È il profilo scelto dalla ragione
    Custodiamolo.



    -A chi conosce,
    a chi sta per conoscere
    e a chi esce di senno…
    Noi scrittori-

    ©
    Da “Il cuore degli Angeli”
    di Maurizio Spagna
    www.ilrotoversi.com
    info@ilrotoversi.com
    L’ideatore
    paroliere, scrittore e poeta al leggìo-

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  2. Una Lettera Matta anche tu, non c'è dubbio.
    Sei forte. ;o)

    Ciao ciao,
    Kito.

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  3. Ciao!
    So che questo post é del 2009 e che molto probabilmente il mio commento non verrà neanche visionato, ma ci provo lo stesso. Perché adoro questo blog ed avrei voluto nascere dieci anni prima, in modo da poterlo scoprire nel periodo giusto. Comunque la mia domanda è questa, dimmi tu se ha senso: per poter dare onniscienza ad un narratore in prima persona non si potrebbe impostare la storia in un tempo passato rispetto a quello in cui il protagonista sta narrando? Una sorta di enorme flashback, per intenderci. Credo che questo sia anche l'espediente usato in alcuni dei libri di Zafon, tanto per fare un esempio. Comunque ci tengo a ringraziarti per tutti i consigli e le spiegazioni sul mondo della scrittura, dell'editoria e, in generale, dei libri che questo blog fornisce a tutti quei poveri disgraziati come me che vorrebbero tanto diventare qualcosa di simile a uno scrittore.

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